di Selden Edwards
Wheeler Burden, rock star negli anni Settana, si risveglia misteriosamente nella Vienna del 1897, la città di Freud e di Mahler...
42. Solo per questa volta
Arnauld Esterhazy era il terzogenito di un'aristocratica quanto nota
famiglia austroungarica di fine secolo, e trascorse un'infanzia e
un'adolescenza di prim'ordine, immerso nell'arte, nella musica e nelle
idee viennesi. Quando divenne un giovanotto, passò molto tempo nei
caffè della capitale e partecipò al fermento letterario che all'epoca
diede la fama a Vienna, entrando a far parte della cosiddetta JungWien.
Nel
1897, appena diciannovenne, conobbe una giovane americana, Weezie Putnam,
dalla quale rimase affascinato e che avrebbe influenzato, come si sarebbe
saputo in seguito, l'orientamento del suo futuro. La giovane lasciò
l'Austria, tornò a Boston e più avanti si sposò, ma mantenne una corrispondenza
con Arnauld. Anni dopo, laureato in filosofìa, lavorò per qualche tempo
all'università come docente tirocinante. Lei però lo convinse a raggiungerla
a Boston, dove avrebbe insegnato storia tedesca ed europea alla St
Gregory's School, a suo tempo frequentata dal marito.
Arnauld vi trascorse alcuni anni, mostrando di apprezzare la vita
dell'insegnante americano. Nel 1914, quando le tensioni in Bosnia Erzegovina
parevano annunciare la guerra, era dilaniato dalla preoccupazione.
Se l'Austria fosse entrata in guerra al fianco della Germania, si sarebbe
sentito in dovere di tornare a casa e arruolarsi, cosa che non desiderava
affatto.
L'ammirazione che nutriva per la signorina Putnam, ora Eleanor Burden,
era inalterata. Apprezzava moltissimo i suoi inviti a cena a Beacon
Hill, in presenza del marito, Frank Burden, l'eroe del St Gregory che
aveva partecipato alle prime Olimpiadi moderne nel 1896, delle loro
due talentuose figliole e degli intellettuali di Boston che onoravano
la tavola. Amava la bellezza e la serenità della casa di Eleanor, il
fascino della conversazione e la visione della sua grazia in quella
elegante cornice formale. Era un'infatuazione che aveva portato con
sé da Vienna anni addietro, e che teneva nascosta in fondo al cuore.
Aveva la certezza che sarebbe durata in eterno, mai dichiarata e mai
manifestata consapevolmente. Arnauld era convinto che sarebbe rimasto
uno scapolo incallito e che Eleanor Burden sarebbe stata sempre la sua
fonte di ispirazione, la sua Beatrice e l'amore della sua vita.
Prese la fatidica decisione di tornare a casa e si presentò in Acorn
Street la sera precedente all'imbarco per la Germania. Cenò da solo
con Eleanor. Schiacciato dall'enorme decisione della partenza, controllava
a malapena il tremore delle mani. Aveva la sensazione che la decisione
austriaca di entrare in guerra fosse una follia: le grandi potenze
si sarebbero fronteggiate con estrema violenza, calpestando il povero
impero austroungarico. Tuttavia, si sentiva in dovere di tornare e
fare la sua parte.
Bevve alcuni bicchieri di vino e, almeno per quella sera, cercò di
concentrarsi sul bel volto di Eleanor e di dimenticare il bollente
calderone in cui stava per gettarsi.
«Mi imbarco a Hoboken, nel New Jersey» dichiarò, quasi fosse un privilegio.
«Prima o poi» commentò Eleanor con un sorrisetto strano, «tutte le
strade portano a Hoboken, nel New Jersey».
Ma l'allegria fu di breve durata. «Temo che non ti rivedrò più» esordì
lui con solennità subito dopo cena, in soggiorno. «E mi si spezza il
cuore».
Lei lo guardò negli occhi. «Oh, Arnauld, sei un tale fatalista». Stava
facendo del suo meglio per alleggerire l'atmosfera e dissipare la cappa
di pessimismo. «Non appena i dissensi si saranno appianati, tornerai
qui e riprenderai l'insegnamento».
«Lo credi veramente?»
Lei abbassò lo sguardo. «Il futuro è insondabile» dichiarò. «Comunque
vada a finire, c'è una cosa che devi sapere e portare con te». Lo guardò
negli occhi, sul punto di parlare, ma entrambi rimasero muti.
Si alzò dalla sedia e gli si avvicinò, tendendo la mano a sfiorargli
la guancia bagnata di lacrime. Sedette al suo fianco e si protese come
se volesse baciarlo sulla guancia umida, ma invece gli posò le labbra
sulla bocca. Arnauld, timidissimo, fece per ritrarsi, ma Eleanor, decisa,
lo attirò a sé sussurrando: «No, Arnauld. Solo per questa volta». Le
loro labbra si unirono dolcemente. Piano, lei gli prese la mano e se
la portò al seno, ripetendo: «Solo per questa volta, Arnauld. Solo
per questa volta».
Lo condusse nella camera per gli ospiti al primo piano, dove lui aveva
passato la notte un'infinità di volte, e lo spogliò con calma e tenerezza,
aiutandolo mentre lui spogliava lei. Quando appariva intimorito o impacciato,
lei gli guidava le mani, trasformandole in quelle di un amante esperto,
incoraggiandolo a non avere fretta, mostrandogli come apprezzare
e assaporare ogni momento e ogni sensazione irripetibile. «Con dolcezza,
con dolcezza» gli sussurrava. «Piano, piano». La candela tremolante
accese i loro corpi in immagini che gli sarebbero rimaste impresse
nella memoria per sempre. Voleva parlare, dirle quanto tutto fosse
stupefacente e rappresentasse il coronamento del suo sogno d'amore,
bellezza e desiderio, ma rimase muto, attento alle sue indicazioni.
Al momento che ritenne giusto, Eleanor lo guidò dentro di sé e lui
avvertì un senso di completezza e connessione che non avrebbe mai creduto
possibile; poi, incapace di contenersi, esplose.
«Possiamo restare tutta la notte» gli disse lei più tardi. «Nessun
pericolo in vista».
Fu così che, solo per una volta, Arnauld si addormentò tra le braccia
dell'amore della sua vita, a migliaia di chilometri di distanza dagli
eventi che avevano sconvolto il suo equilibrio. Al risveglio, si ritrovò
solo nella camera da letto al primo piano di casa Burden, al numero
6 di Acorn Street, Beacon Hill, Boston, dove si era già svegliato tante
volte da trovarla familiare; talmente familiare da chiedersi se non
stesse emergendo da un sogno meraviglioso e proibito. Più tardi, quel
mattino, partì alla volta di Hoboken, nel New Jersey, per salire a
bordo del piroscafo che lo avrebbe portato a Brema, in Germania.
Esattamente nove mesi dopo, mentre Arnauld viveva gli atroci tormenti
della guerra, Frank Standish Burden Junior venne alla luce ed ebbe così
inizio l'esistenza leggendaria di Dilly Burden.
Scheda del libro sul sito dell'editore
Selden Edwards ha cominciato a scrivere La connessione di tutte le cose nel 1974 quando era un giovane insegnante di inglese. La stesura del romanzo è terminata solo nel 2007. Preside di scuola, insegnante di Princeton, Edwards vive a Santa Barbara, California. Il suo romanzo ha ottenuto negli Stati Uniti, quando è stato finalmente pubblicato nel 2008, uno straordinario successo di critica e pubblico.
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