Nowhere Boy

di Sam Taylor Wood

All'età di 24 anni mi sono innamorato dei Beatles. Sì, decisamente tardi, anzichenò, ma è anche ero che forse era l'età giusta: avevo maturato un certo bagaglio di ascolti musicali. Ascoltavo di continuo i cd dei Beatles, soprattutto Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. L'amore era tale che avevo voglia di conoscere chi fossero questi Beatles e così iniziai a leggere diversi libri sul gruppo. Mi piaceva di più Paul McCartney. Vedevo in John Lennon un genio distruttivo.

Il film, Nowhere Boy, racconta la vita di John quando non era ancora Lennon. Si parla di musica, di come la madre sia stata una musa ispiratrice, ma soprattutto si entra dentro la testa di John, se ne scoprono le idiosincrasie, i malasseri, le sue battute di spirito. Un bel film, emozionante.

Vienna

Recensione di Boris Sollazzo (www.film.tv.it)

Imagine un John Lennon palestrato, con il viso di Aaron Johnson. Imagine un Paul McCartney sfigato e un po' nerd, con quello dell'ottimo Thomas Brodie Gangster. Imagine un film che parla del genio musicale e pop(olare) migliore del Dopoguerra, capace di scrivere inni immortali alla pace così come hit da classifica. Imagine lo stesso film che non pronuncia mai la parola Beatles e che in colonna sonora ha brani di Lennon - ovviamente c'è Mother- e dei Goldfrapp e usa per pochi secondi e "a cappella" parole e note degli scarafaggi.
John prima di diventare Lennon, l'icona rockstar, ecco la sfida dell'esordiente Sam Taylor-Wood, artista concettuale, fotografa e regista, già collaboratrice dei Pet Shop Boys. Inquadra un pugno d'anni dolenti e indolenti che Johnson - nella realtà fidanzato con la regista, hanno una figlia - dipinge sul suo faccione e sui suoi bicipiti.
Racconta di un dolore che diventa poesia, di un figlio spezzato, arrabbiato, diviso tra la zia irreprensibile (Kristin Scott Thomas) e la madre bipolare.
Dei Ouarryman e di una Liverpool di periferia. Di un ragazzo geniale che cerca e trova la madre che lo ha abbandonato, di un amore intenso e bruciante, filiale e materno, che scorre sulle note del rock (e di Elvis), di una pellicola "femmina" tratta dal bel libro della sorellastra, Julia Baird (Imagine This. lo e mio fratello John Lennon, Giulio Perrone Editore). Di un'amicizia che diventa subito coppia, rivalità, mix perfetto e instabile, quella di John e Paul. E pazienza se nel racconto c'è convenzionalità visiva e musicale, in fondo la rivoluzione dei Beatles fu sì capellone, ma anche molto ben pettinata. E Lennon, nella buona e non facile interpretazione di Johnson, è un bravo ragazzo che vuole urlare le sue contraddizioni - non l'ha fatto, forse, sempre, dalle prime canzoni all'intervista fiume su "Rolling Stone"? -, la sua inquietudine, il suo senso di inadeguatezza. Sempre alla ricerca di quell'amore che la madre gli ha tolto e restituito, e infine di nuovo tolto con il distacco più feroce, una morte inaspettata e ingiusta. Al You Need Is Love.

Recensione di Davide De Lucca (www.ondacinema.it)

Nostalgia, nostalgia canaglia. Dopo An education un'altra produzione britannica sull'Inghilterra di provincia prima degli anni sessanta, dunque prima della rivoluzione musicale e culturale, e con al centro un percorso di formazione giovanile (rapporto genitori/figli, istituzioni, regole e scelte da compiere).
Siamo nel 1955, a Liverpool questa volta (al 251 di Menlove Avenue per essere pedanti), e il protagonista non è uno qualunque, perché il nowhere boy in questione è uno che di quella rivoluzione sarà presto l'emblema: John Lennon. Biopic sul suo travagliato percorso adolescenziale, segnato dal rapporto conflittuale con la madre naturale Julia e la zia Mimi, sua tutrice legale. Sullo sfondo, la conoscenza di sé stesso, della musica, di Paul, la formazione dei Quarrymen e il principio di un cammino che porteranno il nowhere boy a diventare il (nowhere) man più famoso del Papa. A Sam Taylor Wood (esordio alla regia) non interessano tanto la parte musicale o la ricostruzione dei primi passi della leggenda e la formazione del gruppo, quanto rappresentare uno scorcio di vita nodale, segnato dalla relazione complessa, foriera di disagi personali e ossessioni future, di Lennon con la zia Mimi e la madre Julia, le due figure femminili che col loro amore incondizionato ne segnano la giovinezza dopo la perdita dell'amato zio George. Il film si compone dunque di (facili) dicotomie: se da un lato Mimi rappresenta un ordine e una severità educativa tradizionali, dall'altro Julia è la ribellione del rock 'n roll, mette in mano a John un banjo e gli insegna a suonarlo, lo inizia ai 45 giri e gli fa conoscere Elvis. Tra John e Julia (alla quale Lennon dedicherà l'omonimo brano del "White Album", oltre a "Mother" e "My mother's dead") sembra stabilirsi un rapporto che Wood fa intendere come molto istintivo e diretto, a tratti perfino vagamente incestuoso. Ragazzo conteso e combattuto tra amore e odio (due poli lungo i quali la sua stessa musica sembra muoversi) per le due donne, Lennon appare senza mezze misure: vendicativo, irrequieto, irriverente, violento e docile, trascinatore e insicuro, divertente e malinconico, arrogante e fragile. E di nuovo possiamo riscontare un dualismo anche con Paul: i due sono uniti dalla musica, da una situazione famigliare tragica (McCartney perse la madre molto giovane), ma per quanto John sia lo sbruffone modaiolo (coi suoi occhialoni alla Buddy Holly), Paul viene ritratto come il più quadrato dei due, elegante, gentile, sobrio, con un fiore all'occhiello. (...)

La Connessione di tutte le coseLA SCHEDA DEL FILM
Biografico - Durata: 98'

PRODUZIONE Gran Bretagna/Canada 2009
REGIA Sam Taylor-Wood
SCENEGGIATURA Mati Greenhalgh
CAST Aaron Johnson, Kristin Scott Thomas, Anne-Marie Duff, Thomas Brodie Sangster, David Threlfall
MUSICHE: Alison Goldfrapp & Will Gregory
DISTRIBUZIONE 01

 

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